Alice Lotti

Alice Lotti per DOTS - Campo Boario

Passaggi

Nel cuore del quartiere Ostiense, lungo viale del Campo Boario e piazza Vittorio Bottego, l’opera di Alice Lotti è un atto visivo di connessione tra tempo, spazio e comunità. Realizzata come intervento di asphalt art calpestabile, l’opera si sviluppa lungo isole di traffico e marciapiedi, diventando parte integrante del paesaggio urbano e delle sue dinamiche quotidiane.

Un intervento che ritrae i tanti luoghi e le tante epoche storiche che questa strada custodisce, dalla Repubblica romana fino alle donne della resistenza partigiana che qui hanno combattuto.
La centralità delle donne nella storia del quartiere è un filo rosso che attraversa tutte le opere di DOTS – Connecting Ostiense.

L’opera fa parte del primo capitolo di DOTS, realizzato con il sostegno di Brightstar.

Lontana da ogni intento puramente decorativo, l’intervento di Lotti assume la forma di una narrazione stratificata in cui si intrecciano quattro aree semanticheavvenimenti storici, paesaggio, architettura e persone. La composizione si articola attraverso simboli e figure che rielaborano la memoria di questo segmento di città, trasformandola in immaginario condiviso.

A partire da una mappatura sensibile, Lotti seleziona elementi riconoscibili e fortemente legati al territorio: i fornici delle Mura Aureliane, la Piramide CestiaPorta San Paolo, il Monte dei Cocci con le sue anfore, e il Porto Fluviale. Questi riferimenti, condensati in un alfabeto visivo essenziale, rimandano alle capacità ingegneristiche romane, ma anche al ruolo del quartiere come luogo di scambio, passaggio, trasformazione.

Una sezione dell’opera è dedicata alla botanica urbana come traccia vivente del mutamento del paesaggio: dai cipressi del Cimitero Acattolico alla mimosa, fino alle essenze utilizzate nella lavorazione delle pelli che rievocano la Roma industriale di via delle Conce. La natura diventa così indizio e testimonianza, memoria e identità.

Ma è soprattutto la presenza femminile a rappresentare il cuore pulsante dell’intervento. La narrazione include figure di donne protagoniste della storia recente, in particolare quelle che presero parte alla Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, come Marisa Musu, nome di battaglia Rosa. I simboli scelti – una partigianacapelli che si fanno bandierauna mano che agisceun occhio che osserva e partecipa – restituiscono uno sguardo attivo e politico sul territorio, trasformando la memoria in azione poetica e civile.

Lo stile di Lotti, riconoscibile per la sua geometria essenziale e il colore netto, si declina in una grammatica visiva accessibile e inclusiva. La superficie stessa dell’opera, pensata per essere calpestata, diventa territorio da attraversare e da vivere, nella direzione di un’arte pubblica e partecipata, capace di generare senso e bellezza nel quotidiano.

Realizzato nell’ambito di un più ampio progetto di rigenerazione urbana partecipata, il lavoro di Alice Lotti per DOTS è un esempio virtuoso di come la street art possa attivare pratiche di cura, consapevolezza e appartenenza, restituendo al quartiere un’immagine riflessa, rinnovata, collettiva.

  • Anno: 2025
  • Indirizzo: Viale del Campo Boario, Piazza Bottego
  • Area: 915 mq
  • Tecnica: acrilico su asfalto, tecnica mista
L'artista

Arte

Alice Lotti è un’altra artista che si inserisce in un sentiero stilistico dove forme stilizzate concorrono a creare scenari figurativi che, talvolta, si smaterializzano in un astrattismo giocoso. Del resto l’approccio di questa artista non è mai serioso, come dimostrano anche i numerosi workshop di progettazione che tiene con adulti e bambini. 
Ha firmato progetti grafici di divulgazione come Diversity, Equity and Inclusion in Embodied AI per l’Università di Twente, e workshop come quello per la Banca del Fare, col quale ha guidato i ragazzi alla realizzazione di una mappatura degli impatti umani sul territorio naturale.

Location

Viale del Campo Boario

DOTS

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Geometric Bang

Geometric Bang per DOTS – Porto Fluviale

Volti del quartiere

Nel cuore della Riva Ostiense, lungo un tratto del muro di via del Porto Fluviale, l’opera di Mattia Botta, in arte Geometric Bang, si presenta come un racconto urbano corale: un manifesto murale che fonde memoria e visione, radici storiche e immaginazione ludica. L’intervento si propone di restituire identità e senso a una superficie marginale, trasformandola in punto focale del paesaggio urbano.

Nell’opera, il ritratto di alcune operaie della Ostiense industriale è ispirato della centralità delle donne nella storia del quartiere, un filo rosso che attraversa tutte le opere di DOTS – Connecting Ostiense.

L’opera fa parte del primo capitolo di DOTS, realizzato con il sostegno di Brightstar.

Articolata in una sequenza di riquadri narrativi, l’opera alterna ritratti stilizzati, iconografie architettoniche e astrazioni geometriche. Ne emergono figure e segni che raccontano l’anima produttiva dell’Ostiense: operaie del Lavatoio Lanario, lavoratrici della Saccheria Sonnino e della Società Romana del Formaggio Pecorino, addetti delle ferrovie, del Porto Fluviale e dei mercati generali. Questi personaggi, restituiti in uno stile essenziale e immediato, diventano simboli di una memoria collettiva operaia, con un’attenzione speciale al contributo femminile nello sviluppo del quartiere.

Accanto alle persone, gli edifici: le cisterne ancora visibili agli angoli delle strade, il grande Gazometro, la stazione di pompaggio dell’acqua, la Centrale Montemartini. Sono totem dell’archeologia industriale locale, reinterpretati con tratti giocosi e cromie vibranti, in una composizione che richiama l’estetica dei collage infantili e delle mappe concettuali.

Il linguaggio visivo di Geometric Bang – fatto di forme geometriche, colori saturi e texture vibranti – si pone come un ponte tra generazioni: capace di parlare ai bambini e agli adulti, agli abitanti storici e ai nuovi arrivati, a chi conosce la storia del quartiere e a chi la scopre camminando.

La scelta stilistica non è solo estetica, ma profondamente politica e partecipativa: questa rappresentazione “giovane” del quartiere, quasi fosse un suo autoritratto ai tempi dell’infanzia, evoca la vitalità originaria di un territorio nato con lo sguardo rivolto al futuro. L’opera non si limita a documentare, ma restituisce slancio e visione, riattivando la vocazione trasformativa di Ostiense attraverso il filtro dell’arte pubblica.

Geometrie Industriali si colloca così come cerniera narrativa tra la memoria industriale e i futuri possibili della città, contribuendo a costruire un itinerario di bellezza e consapevolezza lungo la Riva Ostiense. Come in ogni lavoro di Geometric Bang, anche qui la razionalità della geometria si fonde con l’emotività del colore: in un’esplosione controllata che restituisce poesia allo spazio urbano e ne amplia le possibilità immaginative.

  • Anno: 2024
  • Indirizzo: Via del Porto Fluviale
  • Area: 240mq circa
  • Tecnica: spray ad alta densità su muro
L'artista

Geometric Bang

Geometric Bang negli ultimi anni ha segnato una direzione per la street-art italiana come pochi altri. Lavorando su qualsiasi tipo di superficie, sperimentando media diversi, utilizzando elementi geometrici per composizioni esplosive, dove figurativo e astratto si confondono giocosamente.

Geometric Bang
Location

Via del Porto Fluviale

DOTS

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Moneyless

Connessioni sottili tra cielo, ferrovia e memoria

Le telegrafiste

Nel tratto di via delle Conce che corre sotto il ponte ferroviario e lambisce il Porto Fluviale, l’opera di Moneyless si distende come un tessuto visivo e simbolico capace di legare insieme passato e futuro, terra e cielo, memoria e progresso. Intitolata Le Telegrafiste, quest’opera context-specific di asphalt art calpestabile trasforma lo spazio urbano in una superficie cosmica di comunicazione e riflessione.

Un intervento ispirato dal ruolo delle donne nei progressi sociali e tecnologici che hanno interessato da vicino il territorio. La centralità delle donne nella storia del quartiere è un filo rosso che attraversa tutte le opere di DOTS – Connecting Ostiense.

L’opera fa parte del primo capitolo di DOTS, realizzato con il sostegno di Brightstar.

L’opera trae origine da un doppio contesto: da un lato quello storico e infrastrutturale del quartiere Ostiense, modellato dalle ferrovie e dalla vocazione produttiva; dall’altro, quello sociale e culturale, segnato dalle prime esperienze di emancipazione femminile nel mondo del lavoro, in particolare nel settore delle comunicazioni. È proprio qui che, durante la Seconda Guerra Mondiale, le Ferrovie dello Stato assunsero per la prima volta un consistente numero di donne come telegrafiste, figure chiave nell’avvio di un processo di riconoscimento sociale e professionale tutt’altro che scontato.

Moneyless traduce queste suggestioni in una narrazione astratta e dinamica, lavorando sulle forme e sui flussi, sulle frequenze della memoria. La pavimentazione si tinge di azzurro profondo, evocando un cielo notturno, uno spazio etereo che sconfina nel siderale. Su questa base si innestano linee spezzatecurve rotanti e segnali interrotti che rimandano al linguaggio Morse, primo alfabeto del mondo interconnesso. Sono segni che comunicano, che collegano punti distanti nel tempo e nello spazio – come facevano, appunto, le telegrafiste.

Il ponte ferroviario che attraversa l’opera dall’alto diventa elemento narrativo: le rotaie sospese si riflettono nella composizione a terra, in un dialogo visivo tra vuoto e pieno, meccanica e poesia. L’installazione è così pensata come un ponte simbolico, non solo fisico ma anche culturale: collega il patrimonio industriale al paesaggio archeologico, la città storica alla città contemporanea, il sottosuolo dell’infrastruttura al soprasuolo delle idee e delle relazioni.

Le Telegrafiste è anche un omaggio discreto e potente alle donne che hanno inciso – spesso in silenzio – sulla traiettoria della storia. Non c’è figurazione esplicita, ma tutto nell’opera rimanda a loro: la trasmissione, la connessione, il codice, la costanza, la rivoluzione silenziosa. È un’opera che non grida, ma risuona, che non invade, ma percorre – proprio come il lavoro delle pioniere a cui è dedicata.

Attraverso il linguaggio essenziale e meditativo che contraddistingue la ricerca di Moneyless, l’opera diventa un canale visivo di ascolto e di cura, dove ogni passo può trasformarsi in lettura, ogni attraversamento in riflessione. In questo modo, Le Telegrafiste non solo racconta, ma attiva: riporta in superficie le storie sommerse del quartiere e invita chi lo abita o lo attraversa a prendersene parte e responsabilità.

  • Anno: 2025
  • Indirizzo: Via delle Conce
  • Area: 590 mq
  • Tecnica: acrilico su asfalto, tecnica mista
L'artista

Arte

Moneyless è un artista di Lucca, esponente della corrente astratta dell’arte urbana. Ha sviluppato una personalissima ricerca astratto-geometrica incentrata sulla purezza della forma. Le sue opere – sculture mobili, installazioni sospese – sono il risultato di una sperimentazione continua volta a indagare le infinite possibilità di composizione geometrica.

La ricerca dell’essenzialità attraverso una sottrazione continua è il mantra della sua estetica, che mira alla purezza espressiva della forma come elemento generativo. Nelle sue installazioni, tali forme dialogano con l’ambiente naturale, senza trasformarlo, rintracciando il senso più puro dell’esistenza.

Location

Via delle Conce

DOTS

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