Storie di Resistenza
Il luogo
Punti di interesse
Ostiense testimonia molti episodi della Seconda Guerra Mondiale: l’intero quartiere fu oggetto di diversi bombardamenti che portarono alla morte di 600 persone.
Ma Ostiense fu teatro soprattutto teatro della battaglia del 10 settembre 1943, l’ultimo tentativo dell’esercito italiano di evitare l’occupazione tedesca di Roma.
L’esercito era affiancato da numerosi gruppi partigiani. Fra di essi figuravano Sandro Pertini, Bruno Buozzi ed Emilio Lussu.
In quell’occasione, alcuni membri del Partito d’Azione si appostarono all’alba in questo tratto di via del Campo Boario, all’altezza di via delle Conce. Due civili della formazione, con armi anticarro, distrussero due carri armati tedeschi.
Prese parte ai combattimenti anche Marisa Musu, nome di battaglia Rosa, futura gappista. Ma il suo non è il solo nome femminile che associa questi luoghi alla Resistenza romana: anche Carla Capponi iniziò la sua attività nella Resistenza partecipando spontaneamente alla battaglia del 10 settembre 1943. Quello stesso giorno si unirà a un gruppo di donne che, nella vicina Garbatella, distribuiscono pane e cibo ai militari italiani.
Da ricordare anche Raffaella Chiatti, che fu fra le veterane dei GAP nella zona di Ostiense, agendo come infermiera durante tutta la Resistenza.
Infine, nel CImitero Acattolico che sorge qui, a ridosso delle Mura Aureliane, riposano Joyce Lussu e Miriam Mafai.
Posizione
Via del Porto Fluviale
Altezza civico 32
Mura Aureliane
Il luogo
Punti di interesse
Edificate dall’imperatore Aureliano fra il 270 e il 275 d.C., le Mura aureliane sono una delle cinte murarie dell’antichità più lunghe e meglio conservate al mondo: degli originali 19 Km se ne conservano ancora oggi oltre 12.
A dare impulso alla costruzione delle Mura durante la cosiddetta crisi del terzo secolo, fu la pressione delle popolazioni germaniche. Prima i Goti, che avanzarono a suon di saccheggi verso la capitale dell’Impero e che solo le città con una fortificazione muiraria come Milano e Verona riuscirono a respingere. Poi gli Eruli, che arrivaronoa saccheggiare Atene convincendo l’Imperatore dell’urgenza di difendere con mura possenti anche Roma, che fino ad allora si era considerata immune a ogni possibile attacco.
A Ostiense, le Mura inglobano Porta San Paolo e la Piramide Cestia, e lungo di esse sorgono il Cimitero Acattolico e il Monte de’ Cocci.
Posizione
Via del Porto Fluviale
Altezza civico 32
Piazza di Porta San Paolo
Il luogo
Punti di interesse
Piazzale Ostiense è un crocevia che è stato teatro di tante vicende dalla Roma imperiale a oggi.
Qui si trova, inglobata nelle Mura Aureliane, la Piramide Cestia risalente agli inizi dell’Età Imperiale; qui le Mura Aureliane si aprono nella Porta Ostiense, ribattezzata dai cristiani Porta San Paolo, da cui parte tuttora la via Ostiense che conduce a Ostia; qui convivono diversi elementi che definiscono la fama dell’antica Roma in ambito costruttivo e ingegneristico.
Infatti oltre all’arco, presente nella Porta San Paolo, è possibile osservare il basolato, il rivestimento stradale che è ancora visibile nella strada di accesso alla Piramide. Inoltre, le Mura Aureliane sono un esempio di opus testaceum (o opus latericium), tecnica costruttiva nella quale i mattoni rivestono una muratura in cementizio in cui sono inseriti frammenti di terracotta, perlopiù tegole.
Nelle prossimità della piazza sorgeva un tempo anche la porta Raudusculana che si apriva nelle antiche Mura Serviane (sostituite poi dalle Mura Aureliane), il cui nome deriva probabilmente dell’effige di bronzo dedicata al pretore Genucio Cipio: il pretore stava attraversando la Porta quando gli spuntarono un paio di corna sulla fronte. Intervenne subito un àugure che predisse che, non appena fosse rientrato in città, ne sarebbe divenuto re. Genucio, convinto sostenitore dei principi repubblicani, preferì autoesiliarsi per il resto della vita.
Il luogo è legato a importanti eventi della resistenza partigiana: qui si combatté la battaglia del 10 settembre 1943, l’ultimo tentativo dell’esercito italiano di evitare l’occupazione tedesca di Roma. Non è un caso che da qui parta via delle Cave Ardeatine (la cui toponimia ricorda l’eccidio nazista) che oggi conduce alla vicina piazza dei Partigiani. Durante il regime fascista la via e la piazza erano entrambe intitolate ad Adolf Hitler.
Posizione
Via del Porto Fluviale
Altezza civico 32
Monte de' Cocci
Il luogo
Punti di interesse
Oltre i fornici che da via del Campo Boario conducono nel cuore del quartiere Testaccio, si erge Monte Testaccio, o Monte de’ Cocci. In latino, mons testaceus significa appunto monte di cocci, pertanto è questa particolare struttura a dare il nome all’intero quartiere.
Monte de’ Cocci si compone di numerosi strati di cocci derivanti da oltre 53 milioni di anfore in terracotta ordinatamente disposti lì in epoca romana per circa due secoli. Le anfore provenivano dal vicino porto fluviale sul Tevere: una volta svuotate del contenuto, non potevano essere riutilizzate per altri generi alimentari in quanto non smaltate all’interno. Venivano perciò fracassate e i loro cocci ordinatamente accatastati.
Quando non fu più utilizzato per la rottura dei cocci, venne progressivamente dimenticata l’origine del Monte, dando vita a interpretazioni fantasiose. Una sosteneva che i cocci fossero il risultato di errori di lavorazione delle vicine botteghe di vasai. Un’altra che fossero resti di urne cinerarie traslate dai colombari della vicina via Ostiense. Un’altra ancora che il monte si fosse formato con le macerie del grande incendio di Roma del 64 d.C.
In epoca medievale sul monte si celebrava il carnevale, con giochi cruenti: le ludus testacie, cioè delle tauromachie simili a corride; la ruzzica de li porci: carretti di maiali vivi spinti giù dalla collina che si sfracellavano a valle. A quel punto il popolo dava la caccia ai maiali frastornati.
Il monte divenne anche meta prediletta delle ottobrate, le feste romane che tra fine ‘700 inizio ‘900 vedevano sfilare verso le osterie e le cantine del Testaccio carretti addobbati a festa dalle “mozzatore”, cioè dalle donne che lavoravano come raccoglitrici d’uva nel periodo della vendemmia.
Il Monte fu sede di batterie di artiglieria sia durante l’assedio francese alla Repubblica di Roma, sia durante la Seconda Guerra Mondiale.






